La situazione ambientale in Italia è sempre più nell’occhio del ciclone, poiché, anche se l’amianto è vietato da molto tempo, questo materiale continua a rappresentare un pericolo per la salute dei lavoratori. Infatti, negli edifici costruiti prima del 1990 questo materiale è ancora presente, con gravi conseguenze.

Benché in Italia l’attenzione mediatica si riversa principalmente sulle ‘malefatte’ delle tante aziende che importano e trattano amianto abusivamente, si evita di riscontrare il problema soprattutto nelle abitazioni civili dove i casi in cui ci si può imbattere nell’amianto sono molteplici: pannelli, pavimenti, rivestimenti di camini, tubazioni, lastre di copertura, canne fumarie, serbatoi idrici, guarnizioni stufe, intonaco.

Il rilancio del comparto edile, imprescindibile per una ripresa vera dell’economia Italia, passa quindi anche dagli interventi per mettere in sicurezza gli edifici contaminati dall’amianto. Ma gli interventi, sostenuti dalle istituzioni, sono molto lenti, così come sottolineato circa un mese fa anche dal presidente dell’INPS, Tito Boeri: “E’ da un quarto di secolo che l’amianto è stato messo al bando l’amianto, ma siamo ancora lontani dalla soluzione del problema: ci sono 32 milioni di tonnellate ancora presenti sul territorio. Al ritmo attuale delle azioni di bonifica, noi riusciremo a liberarci del problema amianto di qui a 85 anni, un’infinità.”

Secondo l’allegato della valutazione del rischio del 6 settembre 1994, la presenza di materiali che contengono amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Lo stesso allegato indica norme e metodologie tecniche di applicazione della legge 257/1992 che ha contribuito a mettere al bando questo materiale da applicarsi a tutte le strutture edilizie: ad uso civile, commerciale o industriale.

Il condominio o il proprietario dell’immobile deve sempre designare una figura responsabile del rischio amianto, con compiti di controllo e coordinamento, oltre a custodire i documenti relativi all’ubicazione dell’amianto, predisporre la segnaletica e le misure di sicurezza, fornire una corretta informazione agli occupanti dell’edificio sui rischi potenziali e i comportamenti da adottare.

Un’attesa inaccettabile, perché nel frattempo si continua a morire: in Italia registra circa 4mila vittime all’anno, di questo passo, un angoscioso  picco dei decessi si raggiungerà nel 2020.

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