COMPORTAMENTO SUL POSTO DI LAVORO | Il lavoro dipendente

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COMPORTAMENTO SUL POSTO DI LAVORO

CAMBIARE LAVORO

Tony Hsieh, CEO di Zappos, racconta nel suo libro autobiografico (Delivering Happiness: A Path to Profits, Passion and Purpose) di aver compreso che era il momento di cambiare lavoro quando una mattina aveva dovuto rimandare la sveglia sei volte per alzarsi.
Svegliarsi al mattino senza alcuna voglia di recarsi al lavoro, attacchi depressivi sul luogo di lavoro, angosciarsi la domenica all’idea di affrontare una nuova settimana di lavoro sono segnali che non si vive bene la propria realtà lavorativa e che è opportuno valutare di cambiare lavoro.
È necessario saper distinguere una semplice fase negativa da forme di malessere più profondo.
Nello specifico è necessario porre attenzione ad atteggiamenti o sentimenti di:

  • insofferenza verso il lavoro e/o mancanza di motivazione;
  • risentimento verso l’azienda, i responsabili ed i colleghi;
  • bisogno costante di sfogarsi con i colleghi e i familiari dei problemi sul lavoro;
  • senso di insoddisfazione rispetto al ruolo, alla retribuzione, agli orari e/o all’ambiente di lavoro;
  • rabbia repressa spesso difficile da controllare, stress e difficoltà di relazione;
  • confusione, ripetuti errori di distrazione, difficoltà nel tenere a mente gli impegni;
  •  lentezza nello svolgimento delle proprie mansioni e apatia;
  • assenteismo;
  • disturbi psicosomatici (continui mal di testa o mal di stomaco, sfoghi cutanei, etc.);
  • (nei casi più gravi) attacchi di panico o crisi depressive.

È necessario valutare se esistono sufficienti motivi validi per cambiare lavoro e quali sono i rischi concreti correlati alle dimissioni (es. periodi di inattività, assenza di introiti per alcuni mesi, etc.) nonché le strategie per ridurre e gestire gli stessi.
Quando si decide di cambiare lavoro è imperativo evitare gli errori più comuni:

  • non dare preavviso sufficiente;
  • restare in cattivi rapporti con l’impresa compromettendo le possibilità di ottenere buone referenze;
  • non essere disponibili a formare le risorse che prenderanno il nostro posto nell’organizzazione.

CONCILIARE VITA, FAMIGLIA E LAVORO

Nel settembre 2016 il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione dal titolo “Creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all’equilibrio tra vita privata e vita professionale” in cui viene affermato il diritto alla conciliazione tra lavoro e vita privata.
Nella risoluzione si legge che «la conciliazione tra vita professionale, privata e familiare deve essere garantita quale diritto fondamentale di tutti, con misure che siano disponibili a ogni individuo, non solo alle giovani madri, ai padri o a chi fornisce assistenza» e che è necessario «garantire che tale diritto rappresenti un obiettivo fondamentale dei sistemi sociali» mediante la promozione, sia da parte dell’UE che degli Stati Membri, di modelli di welfare fondati su:

  • parità di genere
  • servizi a supporto, es. l’offerta di servizi di assistenza all’infanzia accessibili e di qualità;
  • sostegno ai più svantaggiati (genitori soli, coppie non sposate, coppie dello stesso sesso, i migranti, lavoratori autonomi, nuclei familiari in cui uno dei componenti presenta una disabilità);
  • una più equa suddivisione del lavoro domestico e di cura da perseguire con politiche di trasformazione e campagne di sensibilizzazione per superare gli stereotipi di genere;
  • uguaglianza retributiva e di carriera e sostegno all’occupazione femminile;
  • un migliore accesso a differenti tipologie di congedo volto ad incrementare la partecipazione all’occupazione e la soddisfazione professionale;
  • “lavoro agile”: approccio all’organizzazione del lavoro incentrato sulla combinazione tra flessibilità, autonomia e collaborazione.

L’equilibrio tra lavoro e vita privata non solo è riconosciuto dall’UE come un diritto, ma è anche considerato da più parti come uno modello (Work-Life Balance) utile ad incrementare la soddisfazione, la motivazione e, di conseguenza, la produttività del lavoratore.

INIZIARE UN NUOVO LAVORO

L’arrivo in una nuova realtà lavorativa si accompagna alla paura di risultare inadeguati o di non riuscire a integrarsi nel nuovo ambiente di lavoro. È importante essere consapevoli delle proprie capacità e dei propri limiti, darsi tempo per crescere professionalmente, mostrarsi umili e disponibili e soprattutto non lasciarsi scoraggiare alle prime difficoltà in quanto familiarizzare con l’ambiente, le procedure, le persone richiede tempo.
D’altro canto il desiderio di fare una buona impressione ed essere apprezzati non deve indurre ad accettare qualsiasi impegno o richiesta che provenga da superiori o colleghi compromettendo la qualità del proprio lavoro ed il benessere personale.
Per iniziare col piede giusto una nuova esperienza lavorativa è consigliabile:

  • predisporsi ad affrontare la giornata lavorativa in maniera positiva;
  • essere puntuali ed evitare troppe assenze;
  • osservare e imparare dai colleghi più esperti;
  • fare domande e accettare di buon grado i propri errori cercando di farne un’esperienza di crescita professionale;
  • controllare ansie e stress appuntando i task giorno per giorno e dandosi delle priorità;
  • rispettare le gerarchie aziendali e interagire in maniera serena ed assertiva con i propri colleghi.

LA NORMATIVA SUL LAVORO

Considerato dalla nostra Carta costituzionale come il più importante rapporto inter-privato, il rapporto di lavoro è regolato da una normativa molto complessa composta da leggi, contratti individuali tra singolo lavoratore e datore di lavoro e contratti collettivi nazionali (stipulati tra le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e degli imprenditori, a livello interconfederale, o di categoria, o aziendale, per stabilire le condizioni di lavoro a cui dovranno uniformarsi tutti i contratti individuali).
Oltre alla Legge 20 maggio 1970, n. 300, nota come Statuto dei Lavoratori, che ancor oggi costituisce l’ossatura e il fondamento di molte previsioni normative in materia di diritto del lavoro, tra le principali norme è possibile annoverare:

  • Legge 604 del 1966, che regola i licenziamenti individuali;
  • Legge 223 del 23 luglio 1991, che disciplina i licenziamenti collettivi (parzialmente modificata dal D.Lgs. 26 maggio 1997 n.151);
  • Legge 196 del 1997 o Legge Treu che introduce e regolamenta il lavoro interinale e le collaborazioni coordinate e continuative;
  • Legge 30 del febbraio 2003 o Legge Biagi, attuata poi con il decreto legislativo 276 del 10 settembre 2003, incentrata sul concetto di flessibilità del mercato del lavoro.

L’ultima riforma del lavoro, comunemente conosciuta come Jobs Act, è stata posta in essere dal Governo Renzi ed è successiva a quella del Governo Monti ed alle relative modifiche e integrazioni stabilite dal Governo Letta.

Il Jobs Act ha abrogato l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ed introdotto modifiche sostanziali al mercato del lavoro ed al welfare, rivedendo la disciplina dei contratti di lavoro, dei licenziamenti e degli ammortizzatori sociali. Tra le principali misure del Jobs Act:

  • introduzione dei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti e abolizione del co.co.pro.;
  • introduzione della Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) in sostituzione di Aspi e mini-Aspi e della Dis-Coll, indennità di disoccupazione riservata ai collaboratori;
  • trasformazione dei contratti di solidarietà.

PROBLEMI DI LAVORO

Gran parte delle problematiche di lavoro sono connesse, oltre che all’organizzazione del lavoro (iniqua suddivisione dei carichi di lavoro, confusione dei ruoli, etc.), alla dimensione umana e relazionale dell’ambiente lavorativo: conflitti con i propri superiori o colleghi, demotivazione, comportamenti aggressivi, ostruzionismo. Relazioni conflittuali sul luogo di lavoro, assenza di sostegno da parte dei colleghi, gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi, scarsa comunicazione ed integrazione tra i gruppi di lavoro possono essere causa di stress lavoro-correlato.

Per prevenire e combattere lo stress sul lavoro è opportuno:

  • pianificare le attività assegnando delle priorità;
  • creare un clima aziendale positivo incentivando il team building, potenziando la condivisione dei valori ed obiettivi aziendali e lo spirito di gruppo;
  • favorire i flussi di comunicazione con i superiori e tra colleghi;
  • gestire correttamente le emozioni negative e i comportamenti aggressivi;
  • adottare un approccio positivo ai problemi.

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