“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.”
Una frase che abbiamo sentito così tante volte da averla trasformata quasi in una regola del lavoro moderno.
In questa puntata di Time To Talk, Maurizio Fiengo ospita Sara Cremaschi per parlare di una parola che oggi sembra quasi rivoluzionaria: fiducia radicale.
Un concetto che mette in discussione il modo in cui molte organizzazioni funzionano: controllo, rigidità, verifica continua e paura dell’errore.
Ma cosa succede quando un team smette di lavorare attraverso il controllo e inizia invece a funzionare attraverso la fiducia?
Sara ci accompagna dentro una riflessione molto concreta: la fiducia radicale non significa assenza di regole, caos o “ognuno fa ciò che vuole”.
Al contrario, richiede chiarezza, responsabilità condivisa e relazioni più mature.
Durante la conversazione affrontiamo i segnali pratici che cambiano quando un gruppo lavora davvero sulla fiducia: comunicazione più trasparente, maggiore autonomia, meno energia sprecata nel difendersi e più spazio per collaborazione e creatività.
Entriamo poi in un tema fondamentale: il rapporto tra fiducia radicale e neurodivergenze.
Perché le organizzazioni costruite solo sul controllo spesso penalizzano chi ha funzionamenti cognitivi differenti, costringendo le persone ad adattarsi continuamente invece di valorizzarne il potenziale.
Con Sara parliamo quindi di inclusione reale, di sicurezza psicologica e di ambienti di lavoro capaci di accogliere differenze senza trasformarle in ostacoli.
Il punto centrale della puntata è semplice ma potente: la fiducia non è ingenuità.
È una scelta organizzativa, culturale e umana.
E forse oggi, in un mondo del lavoro ossessionato dalla performance e dalla misurazione continua, scegliere la fiducia è davvero un atto radicale.
